Itinerari 2.0 - La App per visitare Crotone e Provincia!

Percorsi subacquei


Itinerari subacquei

Nelle acque dell’Area Marina Protetta “Capo Rizzuto” è attivo a partire dall’estate 2015 un nuovo “Itinerario subacqueo” interamente dedicato ad una delle testimonianze sommerse più interessanti del ricchissimo patrimonio archeologico locale. 

Sui fondali dell’incantevole baia di Scifo - incorniciata dalla macchia mediterranea e da una torre regia costruita nei primi anni del Seicento -, nella prima metà del III sec. d.C. naufragò un bastimento commerciale che trasportava un pesantissimo, quanto prezioso, carico di marmi provenienti dall’Asia Minore. L’intero carico si trova tuttora adagiato, intatto, sul fondale marino alla profondità di 6 metri e rappresenta una delle attestazioni più significative e meglio note che si conoscano di quell’ampio fenomeno che in età imperiale era legato al trasporto transmarino del marmo.

 

 

 

Un po’ di notizie sul relitto

Sul fondale giacciono 54 manufatti di marmo assimilabili per forma a grandi blocchi e lastroni. Si presentano allo stato grezzo e cioè con una prima sbozzatura ottenuta direttamente in cava. La nave che trasportava i marmi rientra in una tipologia d’imbarcazioni particolarmente imponenti e solide che i Romani chiamavano naves lapidariae. Essa probabilmente naufragò tra il 200 e il 250 d.C. a causa di una collisione contro i fianchi del vicino promontorio di Capo Pellegrino. Da un recente studio emerge che la lunghezza fuori tutto dell’imbarcazione dovesse essere di circa 40 metri, mentre la larghezza era di circa 14 metri.

Fatta eccezione per una sola lastra, il carico lapideo è composto interamente da marmo proconnesio cavato nell’isola turca di Marmara. La seconda varietà di marmo presente nel relitto è il docimeno, cavato nella Turchia interna presso l’antica Dokimeion (corrispondente all’attuale villaggio di Iscehisar). Percorrendo il sentiero sommerso è possibile farsi un’idea molto chiara del sistema in cui i marmi erano stivati. Nel settore occidentale i blocchi e le lastre conservano ancora una giacitura assai vicina a quella dello stivaggio e cioè con una sistemazione su due livelli; al contrario nel settore orientale, corrispondente alla fiancata di dritta, i manufatti presentano una posizione caotica e ciò sembra indicare che fu proprio questo lato della nave a urtare contro la vicina scogliera con il conseguente spostamento e rovesciamento di parte del carico.

Nel suo ultimo e sfortunato viaggio la nave romana percorse più di 800 miglia nautiche. Il tragitto più probabile è quello secondo cui la nave caricò il marmo proconnesio nel Mar di Marmara e abbia proseguito per lo stretto dei Dardanelli per poi ridiscendere lungo le coste della Turchia, fino ad Efeso o Mileto, dove caricò il marmo docimeno. Attraversato l’Egeo e doppiato il Peloponneso, risalì lo Ionio sino al canale d’Otranto e da qui proseguì in direzione sud-ovest.

 

Il relitto di nave lapidaria più grande del Mediterraneo

E’ stato stimato che i 54 manufatti marmorei giacenti sul fondale hanno un volume complessivo di 126,571 metri cubi e cioè un peso totale di 339,204 tonnellate. Questi dati, davvero impressionanti, conferiscono al relitto Punta Scifo D il curioso primato di essere il relitto di nave lapidaria romana con il carico più pesante finora scoperto nel Mediterraneo. Il relitto di Scifo sembrerebbe superare, seppur di poco, un altro grande carico di marmi (337,8 tonnellate) naufragato in Sicilia presso l’Isola delle Correnti e che sino a poco tempo fa costituiva il più voluminoso che si conoscesse.

Non sappiamo dove fosse diretta la nave e se il carico avesse una committenza pubblica o privata. Certamente le lastre e i blocchi rappresentavano un ordinativo specifico per la realizzazione di qualche opera architettonica di rilievo per la quale si richiedeva un apparato decorativo sontuoso. Tra le possibili destinazioni non si può di certo escludere che i cargo fosse diretto a Roma, capitale dell’impero, o in un altro grande centro romano del Mediterraneo occidentale.

 

I sentieri subacquei

Al fine di rendere pienamente fruibile il giacimento archeologico sommerso sono stati realizzati due distinti percorsi: uno dedicato a chi si immerge con l’autorespiratore e l’altro per chi intende effettuare la visita in apnea o semplicemente dalla superficie con la maschera e le pinne (snorkeling). Per poter effettuare le visite bisogna contattare l’AMP “Capo Rizzuto” o uno dei Diving convenzionati.

 

Snorkeling

L’area di fondale sulla quale insiste il giacimento archeologico è stata allestita con una specifica segnaletica osservabile dall’alto e cioè da chi nuota in superficie. Una serie di cartellini sistemati tra i manufatti marmorei, con riportata una lettera, permetteranno ai visitatori – anche ai meno esperti – di orientarsi agevolmente. A tal fine gli utenti avranno a disposizione una lavagnetta galleggiante corredata da una pianta schematica di quanto giace sul fondale. In questa sorta di mini-guida dalla grafica a colori sono riportate una serie di informazioni utili per chi volesse approfondire aspetti specifici legati alla nave lapidaria romana senza dover abbandonare il pelo dell’acqua e godendosi un’affascinante vista dall’altro che permette di spaziare sull’intera area archeologica.

 

ARA

Il percorso subacqueo si snoda attraverso 10 tappe per un tempo complessivo di permanenza sul fondale di circa 45 minuti nel corso del quale si raggiungerà una profondità massima di 6,5 metri. Collegate da una cima che indica la direttrice da seguire, le tappe sono corredate da una segnaletica numerica. Le soste 1-9 sono interamente dedicate al carico navale di età romana che i visitatori potranno osservare da ogni angolazione. La tappa n. 10, distante una cinquantina di metri dal relitto romano, è invece dedicata al cd. “Relitto Punta Scifo C” e cioè ai resti di un naufragio avvenuto in età allenistica e sul quale si sovrappose parzialmente la nave lapidaria diversi secoli dopo.Al fine di rendere l’immersione un’esperienza avvincente, i sub porteranno sott’acqua un book composto da 5 tavolette in cui sono sinteticamente riportate diverse curiosità di natura storica e archeologica legate al relitto romano.

 

 

Info Contatti

Centro Sub - Le Castella
Telefono/fax: 0962.795268
mobile: 348.2851700
www.divinglecastella.it - centrosublecastella@libero.it

Diving Center Made in Sub
L.go Magellano - 88841 Le Castella - Isola Capo Rizzuto (KR) mobile 366.1160079 - 370.1319904 www.madeinsub.it - info@madeinsub.it

Profondo Blu mobile 349.7475627 - pescepasquale@tiscali.it - www.divingprofondoblu.it

Centro Sub Diving Center  "ASD Body & Soul" di Antonio Orto - mob. 
320.1832738 - mail tonyorto@libero.it - Crotone

Blue Line srl - loc. Capopiccolo, Isola di Capo Rizzuto (kr) - mob
393/7880531 (Marco Felicetti) - mail info@blueline-calabria.it